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Ormai è tempo di vacanze e ci si appresta a prenotare soggiorni e voli aerei per spendere lontano da casa qualche giorno di relax. E’ importante, però, sapere, al momento della partenza e della vacanza stessa, quali sono i diritti dei viaggiatori, di modo da non incappare in truffe e violazioni di tali diritti che potrebbero rovinare le tanto agognate ferie. Nello specifico ci sono alcuni punte cardine da tenere bene a mente.

Per quanto riguarda le modifiche contrattuali, in caso di prenotazioni tramite terze persone o agenzie, se, prima della partenza, l’organizzatore o l’agenzia, comunicano la modifica di uno o più servizi compresi nel pacchetto, con eventuale variazione di prezzo, il consumatore può scegliere tra: accettare la modifica; recedere dal contratto (con restituzione delle somme già corrisposte); accettare l’offerta di un pacchetto alternativo, che può essere equivalente, superiore (senza maggiorazione di prezzo) o inferiore (con rimborso della differenza). La scelta deve essere comunicata entro due giorni lavorativi dal momento in cui si è ricevuta la comunicazione.

Allo stesso modo il tour operator può annullare il viaggio, entro il termine indicato nel contratto, e con restituzione delle somme ricevute, se non raggiunge il numero minimo di partecipanti (purché questa condizione sia preventivamente indicata nel contratto). Se invece è il consumatore a non volere o non potere più usufruire del pacchetto turistico acquistato, non può recedere, ma può cedere il contratto ad un’altra persona. In questo caso, deve comunicarlo per iscritto entro 4 giorni lavorativi prima della partenza, indicando le generalità del sostituto.

Il contratto può però essere risolto – con esonero delle parti dalle rispettive obbligazioni - nel caso di sopravvenuta impossibilità di utilizzare la prestazione. Proprio per questo si è pronunciata la Corte di cassazione in un caso di epidemia sviluppatasi nell’isola di destinazione (Cass. 24 luglio 2007 n. 16315).

Può capitare, inoltre, che i turisti vengano abbandonati a sé stessi. Questo può accadere perché il tour operator non ha pagato i servizi ai suoi fornitori locali, con la conseguenza che questi interrompono la fornitura del servizio ai clienti dell’organizzatore inadempiente, e dunque ai turisti, che, pur avendo pagato tutto anticipatamente, si trovano negato l’albergo o il trasporto per il viaggio di ritorno. Proprio per la pronta risoluzione di questi problemi è stato istituito il “Fondo nazionale di garanzia”, che in caso di insolvenza o di fallimento del venditore o dell’organizzatore, consente il rimborso del prezzo versato ed il rimpatrio del consumatore, oltre al risarcimento dell’ulteriore danno (che deve essere richiesto entro 3 mesi dal rientro).

In ogni caso, il tour operator è tenuto a dotarsi di una copertura assicurativa per la responsabilità civile verso il consumatore per i danni alla persona o alle cose. Spesso viene proposta al consumatore anche la stipula di una propria polizza assicurativa, che potrebbe coprire i casi di: annullamento viaggio; spese mediche ed infortuni; assicurazione bagaglio. Ricordiamo che queste forme di assicurazione sono assolutamente facoltative, e non obbligatorie e che i relativi contratti vanno analizzati di volta in volta.  

Buon viaggio!

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Prestate molta attenzione al numero di telefono 02 80886927: se il vostro cellulare squillasse e a chiamarvi fosse questa utenza, fareste meglio a non rispondere. Questo numero, infatti, è stato segnalato più volte  come truffa ai danni dei consumatori che sta facendo il giro d’Italia, capace addirittura di sottrarre il credito telefonico.

Riportiamo integralmente l’analisi sul numero effettuata dal sito chitistachiamando.it: “Il numero di telefono ha una valutazione negativa. Abbiamo 147 valorizzazioni e 137 recensioni per questo numero. 143 degli utenti lo hanno marcato con negativa valutazione, 3 degli utenti con neutra valutazione e un utente con positiva valutazione. Questo numero di telefono è segnato come 37x Call center, 37x Chiamata scam, 18x Operatore di telemarketing, 16x Chiamata non richiesta, 16x Chiamata abbandonata, 11x Chiamata falsa, 7x Servizi finanziari, 3x Altro, 1x Organizzazione senza scopo di lucro.”

Già qualche anno fa, era noto un altro tipo di truffa: l'utente riceveva uno squillo ed era portato a richiamare il numero agganciato a una linea estera, ora, invece, basta alzare la cornetta per trovarsi di fronte la situazione ingannevole in cui un operatore cerca di promuovere un'offerta per un contratto, allungando la conversazione, e permettendo, così, la sottrazione del credito dalla scheda.

Per evitare di incappare nella situazione ingannevole potrebbe essere opportuno bloccare il numero tramite le impostazioni del proprio smartphone.

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Nei sogni di tutti c’è la coda al supermercato scorrevole, la libertà di uscire di casa senza contanti in tasca o di viaggiare evitando di fare le file al bancomat. Tutti questi sogni diventeranno presto realtà, grazie a 2Pay, la start up padovana che in poco più di un anno di attività ha raggiunto la cifra di circa 10 mila utenti e 1500 esercizi convenzionati in Italia e ora cresce a un ritmo del 1,5% alla settimana per numero di clienti.

2Pay è una applicazione innovativa, che sarà disponibile sia sulla piattaforma iOS che su quella Android e che permetterà di trasferire da uno smartphone all’altro il denaro senza commissioni per i clienti e al costo di due centesimi fissi per i venditori, eliminando così tutti i passaggi costosi e lenti delle carte di credito e delle banche. L’utilizzo sarà semplice, basterà scaricare l’app e registrarsi, come commercianti o come semplici consumatori privati. L’attivazione del sistema creerà un codice iban coincidente al numero di cellulare. Facili e intuibili passaggi con i quali sarà possibile acquistare abbigliamento, libri o anche solo una pizza, semplicemente comunicando il numero di cellulare e il pin.

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Il monito arriva dal portale "This is money": attenti a non postare troppe informazioni circa le vostre vacanze sui social, perchè in caso di furto nel vostro appartamento, le compagnie assicurative potrebbero non rimborsarvi.

In UK scoppia la polemica e il sito web, famoso per la divulgazione di notizie finanziarie, annuncia la possibilità che gli assicuratori considerino l’idea che i propri clienti non abbiano prestato abbastanza attenzione alla privacy, pubblicando sui social informazioni che dovrebbero essere riservate e che generalmente, se rese note, facilitano i ladri. C'è da sottolineare, inoltre, che già negli stati Uniti  le compagnie assicurative usano un particolare tipo di programma per controllare i social media degli assicurati prima di rimborsarli.

Per il momento, in ogni caso, questa pratica non è ancora approdata in Europa, il portavoce della “Association of British Insure” ha infatti affermato che fino ad ora nessun rimborso è stato negato per aver annunciato esplicitamente i propri piani sui social media.   

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C’è una categoria di polizze, denominate “dormienti”, per cui si sono profilate recentemente delle novità. Sono migliaia i risparmiatori che non hanno mai riscosso questa tipologia di polizza perché trascorsi più di due anni dalla morte dell’assicurato. Qualcosa era già cambiato con il governo Monti, che aveva portato il termine di prescrizione di queste assicurazioni da 2 a 10 anni, così che restasse più tempo per recuperare i soldi di una polizza vita scaduta e dimenticata. Ma c'era un limite: la normativa Monti, infatti, veniva applicata solo alle nuove polizze. Per quelle già emesse, scadute e già devolute al Fondo dormienti, è possibile adesso chiedere che vengano risvegliate presentando un’apposita domanda, fino al primo luglio, utilizzando il modulo presente sul sito di Consap.

I requisiti per avere diritto al rimborso delle polizze prescritte sono:

·         La scadenza della polizza (o la morte dell'intestatario) deve essere avvenuta dopo il 1° gennaio 2006;

·         La prescrizione di questo diritto deve essere avvenuta prima del 1° luglio 2010;

·         La compagnia che ha venduto la polizza deve aver rifiutato il pagamento del capitale, perché la polizza era prescritta e già trasferita al Fondo dormienti.

Il ministero dello Sviluppo economico ha stanziato 3,5 milioni di euro destinati ai rimborsi. 

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Chiarimenti sul nuovo Isee arrivano dal Consiglio di Stato, che ha infatti deciso che l’indennità di accompagnamento non può essere conteggiata come reddito. Nella sentenza, giunta in seguito all’appello dell’esecutivo che mirava a contrastare le sentenze del Tar del Lazio contro il nuovo sistema di calcolo che prevedeva la somma delle pensioni di invalidità al reddito, si legge quanto segue: “Deve il Collegio condividere l’affermazione degli appellanti incidentali quando dicono che ricomprendere tra i redditi i trattamenti indennitari percepiti dai disabili significa allora considerare la disabilità alla stregua di una fonte di reddito come se fosse un lavoro o un patrimonio e i trattamenti erogati dalle pubbliche amministrazioni non un sostegno al disabile, ma una “remunerazione” del suo stato di invalidità oltremodo irragionevole, oltre che in contrasto con l’art. 3 della Costituzione.” Ricordiamo che la dichiarazione Isee è indispensabile per accedere a numerose prestazioni sociali agevolate e aiuti per i meno abbienti, non a caso uno degli aspetti più contestati, al momento della nascita del nuovo indice Isee nel governo Letta, era proprio l’inserimento dei contributi assistenziali nel conteggio del reddito. 

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E’ tristemente diventata pratica diffusa, da parte degli operatori mobili, quella di attivare, attraverso sms,  servizi o piani a pagamento non richiesti dagli utenti, spesso ponendo come giustificazione un aggiornamento delle condizioni contrattuali.

E’ questo il caso di TIM PRIME, che ultimamente avverte i propri clienti con questo sms: “Cambiano le condizioni economiche del tuo piano base: a partire dal 10 aprile, con 49 centesimi in più a settimana avrai chiamate e Sms illimitati verso un numero Tim. Inoltre potrai richiedere gratis i vantaggi esclusivi: ogni settimana biglietti cinema 2×1, assistenza diretta di un operatore e possibilità di vincere smartphone con Ricarica+. Puoi recedere senza penali o passare ad altro operatore entro il 9 aprile”. E’ sottile il concetto espresso nel messaggio, nel quale non si deduce chiaramente che il servizio offerto è opzionale e non obbligatorio, dunque i consumatori potranno anche rifiutarsi di pagare quasi due euro in più al mese per una opzione a cui non sono interessati.

Stessa problematica si era palesata qualche mese fa per gli utenti VODAFONE, che con il servizio EXCLUSIVE ha modificato le condizioni contrattuali prevedendo 1,9 euro in più al mese per ogni cliente che per pigrizia o disattenzione non si fosse preoccupato di disattivare “l’offerta” arbitrariamente attivata dalla compagnia.   

Per concludere la serie degli aumenti mascherati, in quest’ultimo periodo molte compagnie telefoniche hanno adottato il sistema della “tredicesima”, rinnovando le offerte ricaricabili non più a 30 giorni, ma a 28 giorni, guadagnando, così, un concreto 7% in più. L’Antitrust tuttavia deve ancora pronunciarsi. 

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Il bollo auto è una tassa di proprietà che va pagata a prescindere dall’effettivo utilizzo del mezzo in proprio possesso. Tale tassa può essere pagata senza maggiorazioni fino all’ultimo giorno del mese successivo a quello di scadenza, ad esempio, in linea generale, il bollo in scadenza a dicembre 2015 dovrà essere pagato entro il 31 gennaio 2016, ad eccezione dei casi in cui le regioni di appartenenza stabiliscono delle proroghe in regime di discrezionalità.

Il calcolo della tassa varia a seconda della potenza del veicolo e della regione di residenza, per individuare l’importo esatto da pagare basterà utilizzare il servizio online gratuito del portale ACI oppure dell’Agenzia delle Entrate. Il pagamento può essere effettuato nelle sedi ACI, tramite il servizio Bollonet di ACI, presso gli uffici postali, dai tabaccai convenzionati con Banca ITB e quelli appartenenti al circuito Lottomatica, presso le agenzie di pratiche auto, usufruendo degli sportelli Bancomat  o mediante i servizi di internet banking.

Nel caso in cui ci siano dei ritardi nei pagamenti sono previste delle sanzioni: entro 14 giorni dalla scadenza lo 0,2% in più per ogni giorno di ritardo, tra i 15 e i 30 giorni dalla scadenza il 3% in più per ogni giorno di ritardo a cui vanno sommati gli interessi, se il ritardo è superiore ai 30 giorni, ma inferiore ad un anno, la sanzione sarà del 3,75% per ogni giorno di ritardo più gli interessi, mentre nel caso di ritardo maggiore di un anno, infine, all’importo originario dovrà sommarsi il 30%, oltre agli interessi.

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Confermate anche per il 2016 le detrazioni fiscali del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici.

L’ultima legge di stabilità ha introdotto alcune novità. Per il 2016 l’agevolazione si estende anche all’acquisto, installazione e messa in opera di dispositivi per il controllo da remoto, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza dei consumi energetici da parte degli utenti e garantire un funzionamento efficiente degli impianti.

Per gli interventi su parti comuni i condomini potranno inoltre cedere l’ecobonus alle aziende che fanno i lavori in cambio di uno sconto. Un’ultima novità riguarda infine gli Istituti autonomi per le case popolari, che potranno beneficiare delle detrazioni per interventi realizzati su immobili adibiti ad edilizia residenziale pubblica.

La documentazione per fruire delle detrazioni va inviata per via telematica all'ENEA, che svolge anche un ruolo di assistenza tecnica agli utenti. 

Per maggiori informazioni consultare il sito internet del ministero dello sviluppo economico.

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Ecco alcuni dati emersi dal rapporto mensile di dicembre dell’Associazione bancaria italiana (Abi): nei primi dieci mesi dell’anno c’è stato un aumento di oltre il 94% nell’erogazione di prestiti per nuovi mutui da parte delle banche, l’incidenza delle surroghe rispetto ai nuovi finanziamenti è pari al 31%, mentre circa due terzi dei mutui erogati sono a tasso fisso. Il tasso medio sulle nuove operazioni per l’acquisto di casa è al 2,57%, il livello più basso da luglio 2010.

Nel dettaglio secondo l’Abi: a novembre  “l’ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia, 1.818,2 miliardi di euro è nettamente superiore, di quasi 138,5 miliardi, all’ammontare complessivo della raccolta da clientela, 1.679,8 miliardi di euro”. L’Abi sottolinea i “segnali positivi” per le nuove erogazioni di prestiti bancari: sulla base di un campione di banche che rappresenta l’80% del mercato, emerge che i finanziamenti alle imprese hanno segnato nei primi dieci mesi del 2015 un incremento di circa il +14% sul corrispondente periodo dell’anno precedente (gennaio-ottobre 2014), mentre per le nuove erogazioni di mutui per l’acquisto di immobili, sempre nello stesso periodo, si è registrato un incremento annuo del +94,3% rispetto al medesimo arco temporale dello scorso anno. L’incidenza delle surroghe sul totale dei nuovi finanziamenti è pari, nei primi 10 mesi del 2015, a circa il 31%. A novembre 2015 il totale dei finanziamenti in essere a famiglie e imprese ha presentato una variazione negativa prossima allo zero (-0,03%) nei confronti di novembre 2014, -0,3% il mese precedente e migliore rispetto al -4,5% di novembre 2013, quando aveva raggiunto il picco negativo. Quello di novembre 2015 per i prestiti bancari a famiglie e imprese “è il miglior risultato da aprile 2012”.

Intanto c’è da segnalare che i tassi di interesse sui prestiti si posizionano a livelli bassi. Il tasso medio sul totale dei prestiti è risultato pari al 3,30%, minimo storico (3,33% il mese precedente; 6,18% a fine 2007). Il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni si è attestato al 2,57% il valore più basso da luglio 2010 (2,60% il mese precedente; 5,72% a fine 2007). Sul totale delle nuove erogazioni di mutui circa i due terzi sono mutui a tasso fisso.

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