fbpx
STOP ALLE MODIFICHE DEGLI OPERATORI TELEFONICI.
1279
post-template-default,single,single-post,postid-1279,single-format-standard,stockholm-core-1.1,select-child-theme-ver-1.1,select-theme-ver-5.1.8,ajax_fade,page_not_loaded,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.5,vc_responsive

STOP ALLE MODIFICHE DEGLI OPERATORI TELEFONICI.

Dopo il Consiglio di Stato anche l’Agcom dice stop alle modifiche senza limiti da parte degli operatori ai contratti di telefonia. Tim, Vodafone e Wind-Tre sono infatti state multate per aver imposto unilateralmente un aggravio di costi al traffico reso disponibile in caso di credito esaurito.

Gli operatori telefonici sono obbligati a bloccare il traffico in uscita se sulla carta prepagata non c’è credito sufficiente per rinnovare l’offerta (a meno di un’esplicita richiesta in tal senso da parte dell’utente). In pratica, non possono continuare a rendere disponibile il traffico (voce, dati, sms) facendoti pagare per questo costi aggiuntivi che saranno poi detratti dalla successiva ricarica. E invece è quello che è accaduto ai clienti di Tim, Vodafone e Wind-Tre che – esaurito il credito – non avevano fatto la ricarica in tempo utile per il rinnovo dell’offerta. Per giustificare questo “balzello” sulla ricarica in ritardo, i tre operatori avevano provveduto a modificare unilateralmente il contratto. Cosa possibile su tanti punti (purché si garantisca al cliente il diritto di recesso dal contratto senza costi) ma non su questo, come evidenziato nelle delibere dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom).
Agcom ha infatti ritenuto questo comportamento in contrasto con la normativa vigente, dal momento che «gli operatori non si sono limitati a modificare le originarie condizioni del contratto prepagato sottoscritto, ma vi hanno inserito un quid novi (qualcosa di nuovo, ndr) che, in quanto tale, doveva essere accettato dagli utenti». Per questa violazione i tre operatori sono stati sanzionati per oltre due milioni di euro (696 mila euro ciascuno). Nelle sue delibere, l’Autorità si rifà a quanto affermato in una recente sentenza (n. 8024/2019) del Consiglio di Stato, che riconosce alcuni limiti alla facoltà delle aziende di modificare unilateralmente i contratti. In sostanza, le modifiche devono limitarsi soltanto alle condizioni già contemplate nel preesistente contratto e non possono essere tali da stabilire nuove condizioni che invece giustificherebbero la sottoscrizione di un nuovo contratto.
wp